Mio figlio non vuole condividere: come aiutarlo a imparare
«È mio!» Perché condividere è così difficile, come aiutare senza obbligare, cosa dire e fare al parco e quali storie leggere per parlarne.
«È mio!». Se il tuo bambino stringe i giochi al petto appena un altro si avvicina, forse stai cercando come insegnare a un bambino a condividere. Una buona notizia: non è un difetto di carattere. Condividere è una capacità che si impara con il tempo e con adulti che mostrano la strada senza costringere.
Perché è così difficile
Prima dei 3 o 4 anni un bambino fa fatica a capire che l’altro non si terrà il suo gioco per sempre. Per lui «prestare» significa perdere. Sta appena cominciando a vedersi come una persona distinta, a dire «io» e «mio». A questo si aggiungono emozioni forti (frustrazione, gelosia, paura di non rivedere il gioco) e una pazienza ancora cortissima. Costringerlo a condividere subito gli insegna soprattutto che i suoi desideri non contano.
Cosa fare ogni giorno
- Parla di «turni» più che di «prestare». «Quando ha finito, sarà il tuo turno» rassicura più di «Daglielo».
- Usa un riferimento di tempo. Una clessidra o una canzone di un minuto rende l’attesa più concreta. Il bambino vede che il turno dell’altro finirà.
- Rispetta i suoi tesori. Prima che arrivino gli amici, lascia che il tuo bambino metta da parte due o tre giochi molto speciali che non verranno condivisi. Con il resto sarà più facile.
- Dai un nome alle emozioni. «Vorresti tenere il camion ancora un po’, vero?». Quando si sente capito, lascia andare più facilmente.
- Dai l’esempio. Dividi una fetta di torta, un libro, il tuo posto sul divano, dicendo ciò che fai: «Ti do metà della mia mela perché mi piace dividere con te».
- Riconosci il gesto, non la persona. «Hai offerto la tua paletta e il tuo amico sembra felicissimo» invece di «Sei buono».
Al parco, con gli amici
- Anticipa. Prima di uscire parla di quel che può succedere: «Ci saranno altri bambini. Magari vorranno giocare con il tuo secchiello».
- Resta vicino per accompagnare, senza intervenire alla prima lite. Spesso i bambini trovano da soli la soluzione.
- Quando scoppia il conflitto, descrivi ciò che vedi: «Volete tutti e due la paletta. Che cosa possiamo fare?».
- Proponi delle alternative: giocare a turno, cercare un secondo giocattolo, usare un timer.
- Chiudi con il positivo. Quando condividono, anche solo per un momento, sottolinealo con calma.
Le trappole da evitare
Non obbligare a «chiedere scusa» o a «dare un bacio»: meglio un semplice «vedo che sei triste, ti aiutiamo». Evita anche di etichettare il tuo bambino come «egoista» davanti agli altri: si porterà dietro l’etichetta. E ricorda che un bambino può condividere facilmente con un amico e per niente con un altro. È normale.
Come aiutano le storie
Le fiabe mostrano il condividere dall’interno, senza trasformarlo in una lezione. In «Spillo aspetta il suo turno» (dai 4 anni) il riccio vuole l’altalena, ma Gracina la sta usando. La sua rabbia sale, finché Saputella gli porge una piccola clessidra e un’idea: fare qualcosa di gentile mentre aspetta. Spillo aiuta Saltello a finire il suo castello di sabbia e, quando arriva il suo turno, si è quasi dimenticato di aver aspettato.
«Tobi e la palla rossa» parla di una sensazione che punge nel pancino quando un amico ha qualcosa di nuovo. Rossino alla fine dice: «La palla è mia, ma il gioco può essere nostro». In «La ranocchietta Gracina cerca un’amica» (dai 2 anni) si vede che giocare insieme comincia con un invito, e ne «Il compleanno di Saltello» (dai 6 anni) Saltello nota qualcuno che siede tutto solo vicino alla sabbiera.
Leggi queste storie in un momento tranquillo e richiamale al parco o prima dell’arrivo di un amico: «Ti ricordi la clessidra di Saputella?».
Una fiaba in cui il protagonista è il tuo bambino
In Napmoon crei una storia con il nome del tuo bambino e il tema «Condividere». Lui la vive in prima persona: l’attesa, il dubbio e poi la gioia di giocare insieme. Scegli tu la morale, per esempio pazienza o empatia, e i personaggi somigliano al tuo bambino. Una storia in cui è lui l’eroe di solito si ricorda meglio di una regola.
Quando parlarne con un professionista
Le difficoltà nel condividere sono normali fino ai 4 o 5 anni. Se più avanti il tuo bambino non tollera mai che altri tocchino le sue cose, è molto aggressivo nei conflitti o resta sistematicamente ai margini del gruppo, parlane con le maestre e poi con il pediatra o con uno psicologo dell’infanzia. Questa guida non sostituisce il parere di un medico: offre spunti per accompagnare un apprendimento comune.
Fiabe su questo tema
Domande frequenti
A che età i bambini sanno condividere?
Verso i 3 o 4 anni molti iniziano a condividere spontaneamente, ma ognuno ha i suoi tempi. Prima, il «è mio!» è del tutto normale.
Bisogna obbligare il bambino a prestare i suoi giochi?
Meglio evitare. Parla di «turni», proponi una clessidra e lascia che tenga da parte qualche gioco speciale. Condividerà più volentieri quando si sentirà rispettato.
Cosa dire quando mio figlio non vuole prestare un gioco a un amico?
Riconosci la sua emozione («vorresti tenerlo ancora un po’») e proponi una soluzione: «Quando hai finito sarà il suo turno». Così fa meno fatica a lasciare andare senza sentirsi costretto.
Quale storia leggere per imparare a condividere?
«Spillo aspetta il suo turno» (dai 4 anni) parla di aspettare l’altalena, e «Tobi e la palla rossa» di invidia e di gioco in due. Leggile in un momento tranquillo.
Si può creare una fiaba sul condividere con il nome di mio figlio?
Sì. In Napmoon scegli il tema «Condividere» e scrivi il suo nome: lui è il protagonista della fiaba, che puoi leggere o ascoltare con la voce narrante.




